martedì 12 luglio 2011

ROSA ALCHEMICA E IL 'RITORNO DEGLI IMMORTALI' (terza e ultima parte)


L'ADORAZIONE DEI MAGI

"Ero seduto a leggere, a tarda notte, poco dopo il mio ultimo incontro con  Owen Aherne, quando udii qualcuno bussare piano alla porta; e sulla soglia trovai tre individui molto vecchi, appoggiati a robusti bastoni, che mi dissero di aver saputo che mi avrebbero trovato ancora sveglio, e che avevano cose importanti da dirmi."

Nel terzo ed ultimo scritto del libro, L'Adorazione dei Magi, torniamo in un contesto 'pagano'.

Il protagonista, nella stessa casa dell'inizio di Rosa Alchemica, riceve l'improvvisa visita di tre sconosciuti e bizzarri vecchi, i quali gli racconteranno la storia, in sintesi, della loro vita e alcune esperienze spirituali vissute, con tanto di annuncio della venuta di un nuovo tempo.

Riguardo il titolo del terzo scritto farò solo un piccolo appunto: i Magi erano astrologi (o almeno, anche) e l'astrologia era bandita dal clero poiché 'eretica'. Eppure, gli stessi Magi, furono annunciatori della venuta del Cristo...

In questo testo, però, i 'Magi' in questione sarebbero i tre anziani irlandesi, sopra citati, i quali, in una fredda notte invernale, entrano ad annunciare, come detto, il ritorno degli 'Immortali'.

"Li condussi nel mio studio, e quando gli arazzi con i pavoni si furono chiusi dietro a noi, misi tre sedie per loro vicino al fuoco, poiché i loro cappotti di lana erano gelati, e pure gelate erano le barbe, lunghe fin quasi alla vita. Si tolsero il cappotto e si chinarono sul fuoco per scaldarsi le mani, e notai che i loro abiti avevano molto della foggia campagnola di oggi, ma anche, mi parve, qualcosa dello stile cittadino di un'epoca più cortese. Quando si furono scaldati – e si scaldavano, pensai, più che per il freddo della notte per il piacere del calore per il calore – volsero verso di me i volti abusati dalle intemperie, bene illuminati dalla luce della lampada, e mi raccontarono la storia che mi accingo a narrare. Ora parlava uno, ora un altro, e spesso si interrompevano a vicenda, con la preoccupazione che hanno i contadini quando raccontano le storie e non vogliono tralasciare alcun dettaglio. Quando ebbero finito mi fecero prendere nota di quanto mi avevano riportato, perché io potessi ricordare le parole esatte, e si alzarono per andarsene, e quando chiesi loro dove andassero, e cosa facessero, e quali fossero i loro nomi, non vollero dirmi nulla, tranne che era stato comandato loro di viaggiare continuamente attraverso l'Irlanda, a piedi e di notte, affinché potessero vivere presso le pietre e gli alberi proprio nelle ore ore in cui gli Immortali si risvegliano.[...]".

'Peregrinare' di notte potrebbe volersi riferire al tempo nel quale, come di consueto, sciamani, maghi, streghe ed esseri fatati son particolarmente soliti agire, coperti dal velo del mistero e del silenzio.

O fate verdi e candide, nere e grigie,
   che a frotte
   Danzate al chiar di luna e all'ombra della
   notte
                       Le allegre comari di Windsor, W. Shakespeare

Ma ha un qualche ruolo particolare l'Irlanda nell'avvento di una Nuova Era?
Non posso affermarlo con certezza, ma sarà un argomento trattato in un successivo scritto.

    "I tre vecchi erano fratelli, fin dall'adolescenza vissuti in una delle isole occidentali, e in tutta la loro vita non si erano curati di nulla al di fuori degli scrittori classici e degli antichi scrittori gaelici, che proponevano una vita semplice ed eroica al tempo stesso."

Una vita semplice non significa necessariamente un'esistenza frivola fondata sull'ignoranza e sulla superficialità, altrimenti potremmo ben dire che la gran maggioranza degli esseri umani odierni vive assai semplicemente.
Infatti questa semplicità, accompagnata dall'eroismo, in un contesto magico e misterioso, come quello qui trattato, potrebbe riferirsi al vincere il complesso groviglio di banalità, bassezze e  piattezza quotidiane che già nei tempi 'classici' ebbero manifestazione (seppur non ai livelli tremendi e dominanti dei tempi attuali); al vivere l'Incanto proveniente da quei mondi e da quelle condizioni esistenziali che, tuttavia, come pensava anche George William Russell (A.E.), continuano ad esistere parallelamente al nostro mondo e alla nostra triste condizione, nonostante i tempi.
Quindi, l'invito a ritrovare la semplicità implica anche grande coraggio, poiché significherebbe intraprendere un graduale distacco dalla 'normalità' e dal comunemente accettato.
Con ciò, anche il dominio del flusso mentale, che solitamente ci imbroglia per gran parte del nostro tempo e che non ci permette di stare a sentire, riempiendoci la testa di continue tempeste psico-emotive e distrazioni, in un enorme e più o meno costante dispendio di energie, dovrebbe essere attuato. Tale attuazione al fine di rendere il potere mentale come uno strumento e non oggetto di identificazione.
Ma la situazione esistenziale della maggioranza umana rende gli individui simili ad un informe groviglio di energie: un groviglio disordinato, assai complesso e difficile da sciogliere, e dunque all'opposto della semplicità.

 "Ci sono più cose in cielo e sulla terra, Orazio, di quante ne comprenda la tua filosofia..."
                Amleto, W. Shakespeare

Trovo doveroso affermare che con la citazione di cui sopra non debba essere confusa la validità della Filosofia arcaica con quella più vicina ai tempi moderni (alla quale si fa probabilmente  riferimento nella citazione) e, ancor meno, a quella attuale...
Come detto negli scritti precedenti, gli antichi "amanti della Sapienza" non avrebbero posseduto solo teoria, ma bensì sperimentavano, arrivando a 'toccare con mano' il 'sovrannaturale'... Infatti la sola teoria senza ricerca della pratica a poco o nulla può valere e servire, cosa che invece è ben tipica anche nella cosiddetta "filosofia" contemporanea (giusto per ricollegarci a quanto detto sopra). Infatti, 'filosofeggiare' sulla  drammaticità dell'esistenza umana senza ricerca dei mezzi per trascenderla potrebbe ben essere un sintomo di tale condizione.
Ma torniamo al nostro tema...

  "Notte dopo notte, d'inverno, seduti accanto al whiskey fatto in casa di straforo, ascoltavano i cantastorie gaelici cantare per loro i poemi antichi; e notte dopo notte, in estate, quando i cantastorie erano al lavoro nei campi o al largo a pescare, leggevano Virgilio e Omero ad alta voce, l'uno all'altro, poiché non volevano godere in solitudine, ma godere come gli antichi."

E' anche vero, però, che a volte la lettura di certi particolari testi può trasmettere (nelle persone adatte ad intuire e recepire) a livelli anche sottili, smuovere interiormente e dare quindi degli impulsi di ricerca.
E ciò può avere due cause: l'autore, la sua conoscenza e il suo... 'potere'; il Fato, ovvero le forze che fanno si che 'ci finisca tra le mani' un certo scritto. Ma forse, queste due cause, potrebbero spesso non essere che una...
Per quanto riguarda la ripetuta parola godere, legata particolarmente agli antichi, potrebbe riferirsi  a come i godimenti sottili e fisici fossero considerati (tra gli uomini più nobili) un qualcosa da equilibrare e far coesistere, in un insieme intrinseco, fino a quando non fosse giunto il momento di Trascendere.
Infatti il corpo era considerato come una manifestazione dello spirito e uno strumento di apprendimento e, dunque, da non sottovalutare.
E' chiaro che ciò non è il caso delle giustificazioni di coloro che non riescono a far di meno che identificarsi nei soli sensi fisici, sfociando in un basso e limitante materialismo...

"Finché un uomo, che diceva di chiamarsi Michael Robartes, arrivò da loro su una piccola barca da pesca, attirato come San Brendano da una qualche visione e guidato da una voce; e predisse loro il ritorno degli Dèi e delle cose antiche; e i loro cuori, che non avevano mai sopportato la materialità e il peso della nostra epoca, ma solo quelli di tempi lontani, non trovarono nulla di inverosimile in quello che veniva detto loro, anzi accettarono ogni cosa con semplicità e ne gioirono."

Ciò potrebbe essere semplice... giunge loro Robartes, uomo fuori dal comune e dotato di conoscenza e potere, il quale comunica loro una notizia luminosa e chiara che si propaga dal centro della sua coscienza fino ai loro cuori, i quali, leggeri ed aperti alla Magia e al sottile propri di epoche remote, ed insofferenti alla bassezza dell'età moderna, recepiscono senza ombra di dubbio e con limpida chiarezza il glorioso messaggio.
Ciò è un procedimento di ricezione che si discosta decisamente dalla meccanica elaborazione puramente razionale della maggioranza degli esseri umani attuali.
Infatti, “ben si sa che ciò che ritiene, pensa e crede la gente dei mondi di fuori, soprattutto ultimamente, è quasi sempre un mucchio di parole inutili e senza alcun significato” (Il Meraviglioso viaggio del Viaggiatore Turchino, Hal Belson).

Tornando alla narrazione, passarono gli anni, e un dì, mentre uno di loro stava leggendo agli altri la Quinta Egloga di Virgilio, si addormentò 
e una strana voce parlò attraverso di lui, e ordinò di mettersi in viaggio per Parigi, dove una donna morente avrebbe rivelato loro nomi segreti affinché, per mezzo di questi, il mondo potesse venir trasformato a tal punto che una nuova Leda avrebbe aperto le ginocchia al cigno, un altro Achille assediato Troia.
Lasciarono la loro isola, e furono turbati da quello che vedevano nel mondo, e giunsero a Parigi, e là il più giovane incontrò in sogno una persona, che gli disse che dovevano vagare a caso, finché coloro che stavano guidando i loro passi non li avessero condotti a una strada e a una casa mostrategli in sogno. Vagabondarono qua e là per molti giorni, finché un mattino si trovarono a sud della Senna, tra viuzze intricate e squallide, dove pallidi visi di donne con i capelli in disordine li guardavano dalle finestre; e proprio quando stavano tornando indietro, pensando che mai la Sapienza avrebbe potuto illuminare un quartiere tanto frivolo, videro la strada e la casa del sogno.”

Al che, il più vecchio dei tre, che un po' ricordava delle lingue moderne, bussò alla porta, e proprio mentre il secondo anziano suggeriva di andarsene comparve sulla soglia una donna di una certa età vestita in modo “vistoso”: «Finalmente! Siete i tre parenti irlandesi, non è vero? E' tutto il giorno che vi aspetta».
Salirono le scale del bordello con una certa perplessità e attraversarono alcune stanze fino a quando giunsero al capezzale di una bellissima donna addormentata, vegliata da un'altra di loro.

La vecchia disse: «Si, finalmente sono arrivati; ora potrà morire in pace» e uscì.
    «Siamo stati ingannati dai demoni, - disse uno dei vecchi, - poiché gli Immortali mai parlerebbero per bocca di una donna come questa»

E quando tutti e tre convennero di esser stati “ingannati dai demoni” e che era giusto andarsene, il più vecchio, però, propose di inginocchiarsi al capezzale della donna morente, nel rispetto della sua grande bellezza. E la donna accanto al letto disse loro, timorosa, che quando i vecchi ebbero bussato alla porta la donna sul letto fu presa da convulsioni e gridò esattamente come griderebbe una donna durante un parto, ricadendo all'indietro come svenuta. E mentre i vecchi osservavano stupiti la contraddizione di quel viso, tanto fine e delicato ma esprimente un “desiderio inestinguibile”, il secondo di loro cantò come un gallo e venne posseduto da un'entità che i presenti, spaventati, scambiarono per un demone. Ma quando l'essere inizio a proferir parola dichiarò essere Ermes il “messaggero degli Dèi” che, assieme a quelli celtici, i vecchi veneravano.
Così Ermes, Pastore dei Morti, continuò dicendo: 
«... quello che avete udito è il mio segnale. La donna che qui giace ha partorito, e colui al quale ha dato la vita ha le sembianze di un unicorno, che di tutti gli esseri viventi è il meno simile all'uomo, essendo freddo, duro e virginale. E' sembrato che nascesse danzando; e ha lasciato la stanza quasi all'istante, perché l'unicorno, per via della sua stessa natura, ben comprende la brevità della vita. Ella non sa che se n'è andato, perché è caduta in un'estasi stupita nel vederlo danzare, ma voi chinatevi e porgete l'orecchio, affinché possiate comprendere i nomi ai quali esso risponde».

Ciò che risulta chiaro è un forte, inconsueto contrasto: un essere tutt'altro che virginale mette al mondo un essere essenzialmente virginale. Una donna consumata in un ambiente tanto squallido e  frivolo mette al mondo un essere magico, duro e freddo...
Perché?
La misteriosa risposta verrebbe di seguito...

Nessuno dei due vecchi parlò, ma rimasero certo perplessi a guardare quello che aveva parlato, tanto che la voce riprese: «Ogniqualvolta gli Immortali decidono di rovesciare le cose che sono oggi per riportare le cose che erano ieri, non trovano nessuno ad aiutarli, se non esseri che sono ai margini delle cose che sono oggi. Inchinatevi dunque profondamente, poiché Essi hanno prescelto questa donna nel cui cuore si sono raccolte tutte le follie, e nel cui corpo tutti i desideri si sono risvegliati; questa donna sottratta al Tempo e posta a giacere sul seno dell'Eternità».

Effettivamente la donna in questione è “ai margini delle cose che sono oggi”.
Mi vengono alla mente alcune ipotesi nel tentativo di comprendere il testo ermetico... ad esempio il cambiamento doloroso ma anche estatico nel passaggio contrastato tra Età Oscura e Nuova Era, ovvero: dopo l'immersione totale nella miseria e nello sfacelo spirituale e una volta consumate le energie che hanno governato tale tempo e penetrata a fondo la tremenda disarmonia e vuotezza (condizione forse legata anche all'attività di esseri come Havgan/Jahveh), non si potrà che procedere verso l'alto, ricercando l'opposto armonico, la Condizione Primordiale.
Perché così è l'Eterna Danza della Vita...
Il Passaggio, però, potrebbe non essere affatto indolore. La donna infatti (“Ciò che sta in alto è come che sta in basso”) ha dovuto consumare quasi tutta se stessa prima di essere prescelta dagli Dèi, in quanto “ai margini delle cose che sono oggi”, per assumere una parte nuova nel corso degli eventi...

La voce si esaurì in un sospiro, e il vecchio si risvegliò e chiese: «Ha forse parlato una voce attraverso di me, come fu quando mi addormentai leggendo Virgilio, oppure semplicemente ho dormito?»
    Il più vecchio di loro disse: «Una voce ha parlato per bocca tua. Dov'era la tua anima mentre quella voce parlava?»
    «Non so dove fosse la mia anima, ma io sognavo d'essere sotto il tetto di una stalla, e guardavo giù e vedevo un bue e un asino; e vedevo un gallo rosso appollaiato sulla greppia; e una donna che abbracciava un bimbo; e tre vecchi bardati in cotta di maglia inginocchiati a capo chino di fronte alla donna e al bambino. Mentre guardavo, il gallo ha cantato, e un uomo con le ali ai piedi si è levato in volo attraverso l'etere, e passandomi vicino ha gridato: “Vecchi sciocchi, voi una volta contenevate tutta la sapienza delle stelle”.»

Che dire... si potrebbe collegare la nostalgia per i tempi remoti dei tre vecchi, unita alla loro sensitività, con il sogno del secondo anziano, e si potrebbe ricollegare la caduta dal Tempo degli Antichi Dèi a quello della Nuova Religione.
Coloro che contenevano la sapienza delle stelle erano i Druidi, massime espressioni spirituali dell'Antica Europa, e il passaggio alla religione del "mite agnello redentore", che avrebbe corrotto la Sapienza e decretato il suo abbandono, avrebbe dunque dato luogo a degli “sciocchi”.
Ma anche i tre vecchi irlandesi, se ci pensiamo, mistici e isolati dal mondo moderno, erano tre uomini “ai margini delle cose che sono oggi” e dunque anch'essi eletti... scelti per vegliare la Natalità Rovesciata e servire il Proposito degli Splendenti per il Nuovo Paradigma, Proposito frutto della Legge Ciclica...

°

     Mi fermo qui con i commenti, poco prima della fine del testo, poiché penso che le cifre esoteriche siano particolarmente dense.
Ho varie impressioni ma esponendole potrei rischiare di manifestare opinioni così relative e personali da poter apparire quasi sinonimo di fantasia.
Scelgo dunque come conclusione quest'ultima citazione, quest'ultimo pensiero da parte del protagonista della storia, poco prima del termine del libro:


"Questo è tutto ciò che mi raccontarono i tre vecchi, e quando penso ai loro discorsi e ai loro silenzi, al loro arrivo e al modo in cui sono partiti, sono convinto che se li avessi voluti seguire oltre la soglia non avrei trovato impronte sulla neve. Forse, per quello che possiamo saperne noi umani, erano essi stessi degli Immortali".



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Recensione del libro, per chi fosse interessato/a, edito da “Adea Edizioni”:

William Butler Yeats
Rosa Alchemica

Tre racconti d'ispirazione
esoterica del poeta irlandese
studioso di alchimia e teosofia,
delle religioni orientali e delle
dottrine occulte.
Il rito di un Ordine segreto, in
una terra remota, che evoca
l'antichità pagana, celtica
e classica; un misterioso volume
dell'eresia medievale, magico
codice che svela l'enigma della
totalità; la ricomparsa dei Magi
- infine - in tempi moderni,
che annunciano l'inizio di un
nuovo ciclo di civiltà e il ritorno
degli Immortali.
Tre scritti accattivanti, densi
di slanci e visioni, ma permeati
di sottile ambiguità e ironia,
nel miglior stile dell'Autore.

William Butler Yeats (1865-1939),
poeta, scrittore e drammaturgo,
viene ormai riconosciuto
come la maggior voce poetica
in lingua inglese degli ultimi cento
anni. Insignito del premio Nobel
nel 1923, egli trae gran parte della
propria ispirazione dall'interesse per
l'occulto e la tradizione del suo
magico paese – l'Irlanda.

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